domenica 29 novembre 2009

SAREBBE BELLO DEDICARE IL NOBERLUSCONIDAY A YOANI SANCHEZ


Yoani Sanchez molto probabilmente potrebbe essere considerata una blogger con un blog senza futuro. Leggo su LaStampa che non riesce più a collegarsi ad Internet, non può rispondere alle mail, ed i suoi ultimi post li sta dettando per telefono; Yoani ha anche denunciato di essere stata maltrattata e minacciata dalla polizia, mentre si stava recando ad una manifestazione contro la violenza nel mondo.

A Cuba il Regime è il Regime, quello con la R maiuscola.

Oggi voglio pensare che in Italia, almeno quel 5 dicembre, la gente che ne avrà voglia potrà urlare "NO". Potrà chiedere le dimissioni del suo premier, potrà sfilare in piazza, potrà manifestare con striscioni e cori, potrà rappresentare un malcontento reale, almeno per una parte del Paese.

Gordiano Lupi è un bravo giornalista de LaStampa che segue il blog di Yoani e lo traduce post per post in Italiano. Oggi Gordiano racconta che Juan Juan Almeid, figlio di Juan Almeida, uno dei padri della Rivoluzione cubana recentemente scomparso, è stato arrestato dalla Sicurezza di Stato, solo perchè stava sfilando con uno striscione dal contenuto controrivoluzionario.

Se in Italia manifestare, almeno per ora, ci è ancora consentito di fare, sarebbe bello dedicare quel 5 dicembre, nato dalla Rete e dai Blog, a chi invece ora si trova in una Rete di Censura e Violenza, a chi potrebbe ma non può manifestare o contraddire il proprio Presidente.

Sarebbe bello quel giorno dire No a Berlusconi.
Sì a tutte le Yoani del Mondo.


Il BLOG DI YOANI SANCHEZ - http://www.desdecuba.com/generaciony/
Traduzione in Italiano a cura di Gordiano Lupi

sabato 28 novembre 2009

QUEL GIORNO DI CONTRADDIZIONE
CHE UN BERLUSCONI HA


SE QUESTO E' UN MAFIOSO. In arrivo l'avviso di garanzia basato sui deliri dei pentiti. "Berlusconi fece fare le stragi". Per quale motivo? Non c'è risposta. Infatti, è un idiozia.


SILVIO INDAGATO PER MAFIA. Nell’inchiesta per mafia, il senatore Marcello Dell’Utri e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sono indagati dalla procura di Firenze.


"Sono accuse infondate e infamanti. La maggior parte della magistratura è di sinistra e per questa ragione cerca un pretesto per attaccare il presidente del consiglio"

Le accuse infondate ed infamanti gli sono state fatte da Libero e Il Giornale, Berlusconi ha risposto attaccando la magistratura di sinistra. Ciononostante i pm della procura di Firenze hanno smentito la notizia, Berlusconi non ha smentito Libero e Il Giornale.

"Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, lo strozzo".


"La Piovra è roba di tanti anni fa, mentre le fiction tv più recenti sulla mafia, da Il capo dei capi a quelle su Falcone e Borsellino, le ha fatte suo figlio per Mediaset. "



"L'ultimo padrino", andato in onda il 13 e 14 gennaio 2008 su Canale 5, è considerato il sequel de "Il capo dei capi", e prosegue la storia fino all'arresto di Provenzano, che viene interpretato da Michele Placido. Il Comissario Corrado Cattani è uno dei famosi protagonisti della Piovra, ed è stato interpretato sempre da Michele Placido. Se Silvio Berlusconi strozzasse il Comissario Cattani, contemporaneamente strozzerebbe anche l'Ultimo Padrino. Sarà un modo un pò insolito, ma è sempre un modo per contrastare
(o contraddire?) la mafia.

venerdì 27 novembre 2009

CHIAMARSI BALOTELLI, PASSEGGIARE A VARALLO E FESTEGGIARE IL NATALE A COCCAGLIO


Stronzi d'esportazione.

Così forse li definirebbe Gianfranco Fini, quei tifosi juventini
che urlavano a Bordeaux "Se saltelli, muore Balotelli".

Oramai la Lega Nord ha fatto scuola, ed i suoi cori li esportiamo anche durante le partite di calcio internazionali, neanche ci fosse bisogno di vergognarci di essere italiani anche all'estero.

La verità è che l'Italia i Mario Balotelli non li merita. Questi giovani dalla pelle nera, che nascono a Palermo e che vivono in provincia di Brescia, questi giovani che dichiarano "Sono italiano, mi sento italiano", l'Italia non li merita.

Sull'asfalto di quella Via Zuretti infame, c'è ancora il sangue di quello "sporco negro": Abba aveva 19 anni, proprio come il SuperMario Nazionale. "Non temere, sei italiano", gli diceva il padre, prima che l'uccidessero a sprangate per un pacco di biscotti.

Gli italiani, quelli che in realtà dovremmo temere, nascono e crescono ogni giorno. Nascono ogni giorno, nei paesini di 7500 abitanti in provincia di Vercelli, come Varallo. Nascono passeggiando, andando a scuola, con gli amici, tornando a casa, tra fantomatici cartelli, alla Santanchèiana memoria, di divieto di burqa, burqini e niqab.

I leghisti, quelli della razza puro Nord, sfatano anche i più banali luoghi comuni, come quelli natalizi. Ai bimbi di Coccaglio non varrà nemmeno più la pena raccontare l'eterna favola di Babbo Natale, essere buoni non servirà più a niente: hanno come esempio degli ottimi genitori, che per Natale invece di giocare a Monopoli con loro come ai vecchi tempi, giocano a dare la caccia agli immigrati clandestini.

Ma non basta avere la pelle nera, gli occhi e mandorla e dichiarare di essere orgogliosi di essere italiani, per esserlo. Ad oggi gli unici che sono legittimati a dichiararlo per esserlo, secondo il Ministero dell'Interno, sono 43.393 a Milano, 32.034 a Roma, 24.331 a Napoli, 11.221 a Brescia, 8.836 a Bergamo, 8.296 a Torino.

L'unica pelle che tollera l'Italia è quella delle colf e delle badanti. Quelle che secondo Calderoli spesso si occupano di sesso e droga. Quelle che non vogliamo per le nostre strade, nelle nostre scuole, nelle nostre aziende, con i loro veli, i loro colori e le loro idee, ma che puntualmente abbandoniamo nelle nostre case con le nostre cose.

Badano a tutto, a tutto ciò che c'è da badare. E badando ai nostri anziani, ai nostri bambini, alle nostre case, ai nostri pavimenti, alle nostre cucine, ai nostri cessi, ai nostri pranzi, alle nostre cene, alle nostre camicie, ai nostri jeans, fingiamo o non ce ne accorgiamo, ma badano soprattutto a noi stessi.

A queste persone affidiamo tutto, tutto ciò che più intimamente ci appartiene, che non riusciamo, non vogliamo o non possiamo più gestire.

Le nostre coscienze, quelle che si chiamano Mario Balotelli, passeggiano tutti i giorni per Varallo, ed ogni tanto festeggiano anche il Natale a Coccaglio, quelle invece non le affideremmo a nessuno.


giovedì 26 novembre 2009

PERCHE' PD E PDL NON SONO MAI NATI:
SIA DS E MARGHERITA, CHE AN E FORZA ITALIA,
IN REALTA' NON SI SONO MAI UNITI


Elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006.

Per Berlusconi Presidente: Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord, UDC, Nuovo PSI, Democrazia Cristiana per le Autonomie, Alternativa Sociale, Fiamma Tricolore, Fipu - Pensionati Uniti, No Euro, Sos Italia, Ambienta - Lista Ecologisti Democratici, PLI.

Per Prodi Presidente: L'Ulivo (DS e Margherita), Rifondazione Comunista, La Rosa nel Pugno, Comunisti Italiani, Verdi per la Pace, Italia dei Valori, Udeur, SVP, I socialisti, Partito Pensionati, Liga Fronte Veneto, Codacons Lista Consumatori, Lega per l'Autonomia Alleanza Lombarda.

Elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.

Per Berlusconi Presidente: Popolo della Libertà, Lega Nord, Movimento per l'Autonomia.
Per Veltroni Presidente: Partito Democratico, Italia dei Valori, SVP, Autonomia Libertà Democrazia.

Cosa è successo in questi due anni? I partiti delle due coalizioni sono passati da 13 a 4.

Due grosse coalizioni si sono, anzi si sarebbero dovute trasformare in due partiti principali, con due soli leader. Piccole alleanze con pochi alleati, disposti più a sottoscrivere che ad imporre.

Non è successo nulla del genere : l' Italia forse è l'unico Paese contro i principi basilari della natura, le cose nascono già vecchie.

I partiti nascono vecchi: per quanto possano cambiare i simboli, le bandiere e le etichette, non muoiono mai i berlusconiani, i finiani, i bossiani, i prodiani, i d'alemiani, i veltroniani, i bersaniani, i franceschiniani. Figli di politici che ogni giorno nascono e come unica ambizione hanno seguire le orme del capo, con l'obbligo di non provarci nemmeno a scavalcarle.

In Italia esistono le correnti, non i partiti o le idee: esistono quei 4 -5 maestrini che dettano, e quei 10-15 allievi che si attengono scrupolosamente al dettato.

Ed è per questo stesso principio che l'Italia non cambierà mai. Non sono mai nati e non nasceranno mai partiti nuovi, partiti unici o strettamente essenziali.

La cosa assurda è che i nostri politici quando si propongono di cambiare l'Italia in campagna elettorale, con idee, proposte e partiti nuovi, non possono mai dare le colpe agli sciagurati del passato, perchè il passato sono loro.

Ci sono solo pochi nomi, che si riciclano da 15-20 anni.

Non dovremmo mai dimenticare, ad esempio, il nome del Presidente del Consiglio eletto il 21 ottobre 1998, il primo ed unico esponente del Partito Comunista Italiano. E' lo stesso nome che fino alla settimana scorsa si proponeva come Ministro degli Esteri UE: Massimo D'Alema.

Avevo 9 anni la prima volta che fu eletto Presidente del Consiglio, ora ne ho 24: Silvio Berlusconi.

Il Vicepresidente del Consiglio e Ministro dei Beni Culturali e Ambientali del primo Governo Prodi del 1996, si è proposto l'anno scorso come Presidente del Consiglio: Walter Veltroni.

Nel 1983, la prima volta che venne eletto alla Camera dei Deputati, molti di noi non erano ancora nati: Gianfranco Fini.

Senza scherzare potremmo continuare all'infinito.

Quando penso a questi qui mi viene in mente una bellissima frase di Mark Twain: "La vita sarebbe infinitamente più felice. Se solo potessimo nascere già ottantenni, e gradualmente diventare diciottenni."

Quelli della mia generazione sono cresciuti con i loro nomi, potrebbero chiamarli zii, o nonni. Paradossalmente per avere un pò di credibilità si vengono a creare dei casi limite come quello di Silvio Berlusconi, che se propone qualcosa di nuovo, soprattutto ai giovani, deve prima ricordarsi di tingersi il parrucchino ogni mese, altrimenti non viene creduto.

E poi comuque i politici nostrani dovrebbero stare attenti a pronunciare verbi come: cambiare, nascere, rivoluzionare, proporre, credere, rimediare. Dovrebbero essere dei verbi banditi dalla dialettica politica: ogni volta che qualche politico pronuncia un verbo del genere dovrebbe essere multato, dovrebbe essere un reato.

Ma chi c'ha mai creduto in questa favola del Partito Unico.

Fini non sosterrebbe mai Berlusconi fondamentalmente, nel momento stesso che decide di appoggiarlo, lo fa presupponendo e sperando di dover rimpiazzare l più presto il vecchietto. Difficilmente Bocchino si complimenterebbe o sarebbe d'accordo con Cosentino, ad esempio. Così come per D'Alema, che in silenzio ha atteso il suo turno, imponendo Bersani, dopo aver finto di subire Veltroni e Franceschini.

Ogni volta che avrebbero dovuto preoccuparsi di dimostrare e di condividere un pò di idee, erano sempre occupati a come spartirsi le poltrone, per paura di cedere troppo agli alleati-avversari.

Lì vedete, sono ancora lì Forza Italia, AN, DS e Margherita.
PD e PDL non sono mai nati.
Mai.

E se un giorno qualcuno di loro, come Francesco Rutelli, uscisse allo scoperto ed avesse le palle di dirlo, non credetegli più di tanto: mica è un uscita di scena, è solo un modo come un altro per sponsorizzare il prossimo partito.


mercoledì 25 novembre 2009

E' COSI' DIFFICILE ESSERE ONESTI?



Che schifo leggere i giornali di oggi.

Secondo Il Giornale alcuni magistrati punterebbero ad indagare Berlusconi per associazione mafiosa, per poi potergli sequestrare il patrimonio. Sul Corriere di oggi si può leggere che la giunta per le autorizzazioni di Montecitorio ha detto no alla richiesta di arresto di Cosentino. Su IlMattino Rosanna Capacchione scrive di Porfidia, un deputato IDV indagato per estorsione. Per finire su La Repubblica c'è scritto che i magistrati della Procura di Palermo hanno chiesto il rinvio a giudizio per Salvatore Cuffaro.

Dulcis in fundo: sequestrati 120 milioni di euro di beni patrimoniali ai Casalesi, tra cui ville con piscina, garage e società, intestate a degli imprenditori prestanome.

Tornare a casa dopo una giornataccia di merda a lavoro e leggere queste notizie, mi fa girare proprio le palle.

Ma è così difficile essere onesti?

sabato 21 novembre 2009

FORSE PERCHE' QUEL GIORNO FACEVA FREDDO


Quel giorno di un mese fa, il 19 ottobre 2009, giuro che lo ricordo come fosse ieri. Erano quasi le 19,30, ero appena tornato a casa, mi butto sul divano ed accendo la tv.

TGR Campania, titolo di apertura:"Napoli, prima vittima della Crisi".
Cazzo! Pensai subito.
Qualcuno che si è suicidato perchè ha perso il posto di lavoro!
Macchè. La notizia era questa. Molto più triste, molto più tragica.

Un bambino di 6 anni, Elvis, era appena morto per intossicazione da monossido di carbonio, mentre la madre Manuela era in coma farmacologico in rianimazione, a causa delle esalazioni fuoriuscite da un braciere. Detta così può sembrare il più classico incidente domestico capitato a due immigrati capoverdiani, ma conoscendo la tragica storia e non solo l'epilogo del piccolo Elvis e della madre, credetemi, è una storia che dovrebbe fare tanto rumore. Ed invece.

DOVE. PERCHE'. COME. QUANDO.
Sono tutte nozioni, che ad oggi, mi fanno malissimo.

DOVE: Elvis è morto in un piccolo appartamento in "Salita Sanità". Ora vaglielo a spiegare ad uno delle mie parti qual è questa strada. Da 25 anni questa salita la conosco come tutti, come la "Micciatella", non sapevo avesse un nome così italiano. Secondo me è una salita che supera le leggi della gravitazione universale di Newton. Supererà i 45° gradi, sarà in alcuni tratti almeno 50° o 60°. La casa del piccolo Elvis e della madre Manuela era più o meno a metà salita. Al centro di una salita ripidissima, che per i tanti immigrati che abitano qui potrebbe rappresentare l'ascesa verso un paradiso da sballo tanto desiderato; quel 19 ottobre, quella stradina che sfida da secoli le leggi di Newton, rappresentò invece per Elvis e Manuela, la discesa verso un inferno fatto di tante ipocrisie e di tanta malignità.

PERCHE': Da circa due settimane l'Enel aveva staccato la corrente elettrica al loro piccolo appartamento di venti metri quadri. Ecco spiegato il titolone del TGR "Prime vittime della Crisi". Una Crisi che ti stacca la corrente, e ti uccide. Proprio mentre in qualche appartamento più giù o più su, la corrente elettrica trabordava, come traborda ancora oggi, come in tutte le case normali, in tutti i suoi sprechi eccezionali, in quel piccolo appartamento l'Enel aveva staccato le necessità di una piccola famiglia di immigrati capoverdiani. In quei giorni Napoli era attraversata dai primi freddi che preannunciavano l'inverno: per avere un pò di luce ed un pò di calore in quella piccola casetta, Manuela aveva pensato a quell'infame braciere a carbonella.

COME: Elvis è morto per asfissia, la madre fu ridotta in fin di vita. E l'ossigeno glielo tolse proprio lo Stato. Come un cittadino italiano, che ti fa marcire con l' indifferenza. Come un padrone che ti sfrutta, ma senza violenza. Come una morte in una fiamma, una luce che invece di riscalarti ed illuminarti, ti spegne piano piano.

QUANDO: Elvis è morto nel mese di ottobre. Quel 19 infame. Solo dieci giorni dopo, per l'Italia il piccolo Elvis era già un bimbo invisibile. Solo dieci giorno dopo la Procura decise di diffondere il video della morte di Mariano Bacioterracino, morto 5 mesi prima a duecento metri dalla casa del piccolo Elvis. L'opinione pubblica inciampò per più di una settimana nel cadavere di un uomo morto forse per camorra, forse per una resa dei conti. Lo scandalo per una morte così assurda come quella di Elvis, quel piccolo capoverdiano di 6 anni che sognava di fare l'ingegnere, finì al massimo due o tre ore dopo l'arrivo, sotto casa sua, delle volanti dell'ufficio prevenzione generale della questura partenopea.

Oggi ho saputo che anche la madre del piccolo Elvis è morta.
E solo oggi ho deciso di parlare di tutto questo scempio.

Il 23 ottobre, giorno dei funerali di Elvis, anch'io ero lì. Pioveva tantissimo. Aspettai la sua piccola bara bianca, addobbata con dei palloncini bianchi, a circa 20-30 metri dalla Chiesa. Ma non osai entrarci. Quel giorno in quella Basilica del 1600, che custodisce da secoli le catacombe di San Gaudioso, c'erano tantissimi capoverdiani. Quella Chiesa quel giorno era loro, ed era giusto così. Ed era giusto così perchè non c'era nessuno che rappresentasse le istituzioni. Non c'era Bassolino, non c'era la Iervolino. Non c'era la Carfagna, non c'era Berlusconi. Non c'era Fini, non c'era Bossi. Non c'era il cardinale Crescenzio Sepe, almeno lui avrebbe potuto.

Forse perchè quel giorno faceva freddo.
Pioveva forte.

Ma chi vuoi che se ne fotta di Elvis, pensai subito.
Tanto a questi qui ci pensa l'Enel.


ORA OCCORREREBBE UNA RIFLESSIONE SERIA SU ROBERTO SAVIANO


Roberto Saviano ancora una volta ha ribadito a Monaco di Baviera che non si candida: vuole fare lo scrittore, non il politico.

Ciononostante non può in questo momento ignorare la sua fama, non può ignorare le 305mila persone che fino ad oggi hanno firmato il suo appello, e soprattutto non può ignorare il fatto che molte delle 300mila persone che l'hanno firmato, a prescindere da tutto, l'hanno fatto proprio perchè è un suo appello, e non di un pincopallino qualsiasi.

Roberto ora ha un potere. Dovrebbe accettarlo, senza arrossire più di tanto. Il potere della sua penna si è trasformato in quello della sua parola, e quello della sua parola in quello delle sue idee. Credo che esistano migliaia di persone che come me lo stimano tanto, ma che ora si aspettano altro. E si aspettano di più.

Non può fingere di non aver preso una posizione, l'ha presa e come. L'ha presa quando chiede nel suo appello a Berlusconi: "Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica". Si sbaglia perchè in questo momento è una questione politica e come: è una posizione di sinistra, perchè c'è Berlusconi al potere e questa legge serve a lui, ma nessuno di noi può dimenticare il disegno di legge n°878, firmato Anna Finocchiaro del PD, che nel luglio del 2006 già parlava di "prescrizione breve".

Ha proposto un appello su La Repubblica, e non sul manuale delle Giovani Marmotte. Ha proposto un appello sul giornale di quel De Benedetti da sempre acerrimo nemico di Silvio Berlusconi, e sapeva di non poter fare a meno di richiamare su di sè l'attenzione dei quotidiani filogovernativi.

Quando dice nel suo appello "Io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore" mente. Sa bene Roberto, o potrebbe immaginarlo, di quante persone ora rappresenta, di quante persone come me lo reputano un punto di riferimento importante, e non una parola o un semplice scrittore. Sa bene Roberto che la strada contro la criminalità organizzata ha un solo senso, quello della giustizia, della legalità e dell'educazione civica, mentre quella contro Berlusconi ne ha almeno diecimila. Perchè contro Berlusconi non basta dire Vergogna -Vai in galera - Ritira la Legge - Dimettiti. Ci vogliono persone, buon esempi, non solo predicatori, ma uomini di buona volontà. Ed ora potrebbe essere il suo momento, per dimostrare, e non solo per manifestare.

Potrebbe essere una persona giusta, per la Regione Campania, o per l'Italia intera. Roberto Saviano ora dovrebbe decidere, dovrebbe schierarsi. Per quanto vogliamo ignorarlo, o fingere di non capirlo, con il suo appello in realtà già l'ha fatto. Volontariamente o involontariamente.


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