martedì 30 giugno 2009

NEMICI CHE LO FISCHIANO, GIORGIO NON NE HA


Giorgio è stanco.
E' da poco passato il suo compleanno, l'ennesimo.
L'ottantaquattresimo. Ed è stanco.

Stanco delle polemiche, stanco del gossip, stanco degli inciuci.
Tra una settimana ci sarà il G8.

Giorgio auspica una tregua alle polemiche.

L'Italia sarà sotto un enorme lente di ingrandimento. Una lente di ingrandimento che potrebbe trasformarsi in uno spazzolone da Water. Al Water, anzi allo Sciacquone, già c'ha pensato Silvio.

Oggi Giorgio si affaccia dalla meravigliosa terrazza che affaccia sui Faraglioni, guarda il mare, la luna, le stelle, ed auspica una tregua alle polemiche. Giorgio conferma che vuole bene ai valori costituzionali.

Silvio, ciononostante, non si occupa dei valori, ma dei giudici costituzionali: sembra abbia organizzato una cena con Mazzella, il giudice che dovrà pronunciarsi sulla costituzionalità del Lodo Alfano, ma Giorgio auspica il silenzio.

Tra 1 settimana a L'Aquila ci saranno tantissimi giornalisti.
Le domande senza risposte sono tante.
E Giorgio auspica il silenzio.

Giorgio si affaccia da Capri, mentre Silvio saluta da Napoli.
Mentre Silvio saluta da Napoli, qualcuno lo fischia.
Qualcuno mandato dalla Sinistra, che fa "la Nemica del Paese".

Giorgio si affaccia da Capri, trent' anni fa si affacciava alla Festa dell'Unità, dal palco della Nemica del Paese. Ma nemici che lo fischiano Giorgio non ne ha mai avuti, o non ne ha più.

Sembra che anche quelli, si auspichino il silenzio.

sabato 27 giugno 2009

E SI SENTE ANCORA NELL'ARIA


Ogni tanto poi capita che chi muore, poi in fondo non muoia mai.
Un' autopsia. E poi un'altra. E poi un'altra ancora.

In cerca di ragioni, spiegazioni, domande. Poi capita pure che la gente si chieda: "Ma com'è possibile?"

Poi capita che chi muore, poi in fondo non muoia mai, perchè così come esistono musiche senza tempo, così esistono vite senza età, parole senza suoni, e perchè no, lacrime, senza un senso.

Quell'uomo nero che riuscì a cambiare la storia della musica e contemporaneamente la storia della sua pelle: quella tanto desiderata pelle bianca e pallida, pallida e bianca come quella famosa luna che sembrava gli scivolasse sotto i piedi in quel famoso moonwalking.

Forse esiste un incantesimo, un sortilegio, una stregoneria.
Esistono i miti, i personaggi, gli eroi...
e poi esistono le Marilyn Monroe, gli Elvis Presley, i Lucio Battisti.
Cioè quelli che chiamano "icone".
Un pò come quelle mode che non passano mai,
esistono profumi e canzoni che non invecchiano mai.



Michael is dead, ma si sente ancora nell'aria.


sabato 20 giugno 2009

KAKA', RONALDO E 1,02 MILIARDI DI MORTI DI FAME


Il calcolo è semplice, bando alle ciance.
1,02 miliardi sono 1020 milioni di persone che muoiono di fame.
1/6 della popolazione mondiale, 1 persona su 6, muore di fame.
Ho controllato tra i miei amici, a gruppi di 6, 36, 60.

Li ho contati a multipli e sottomultipli di 6.
Amici che muoiono di fame non ne ho.
Ma che vivono di calcio ne ho tantissimi.

Ecco allora che ci sarebbe da fare discorsi così scontati e banali, ma così logici, inutili, lontani.
La notizia è che Il Real Madrid per 161 milioni di euro si è aggiudicato due fenomeni, Kakà e Ronaldo.
Il resto, quelli scontati e banali che hanno altro a cui pensare, sono alla TV.
1 su 6 muore di fame, mentre 5 su 6 sono alla TV.

Tutto il mondo in questo momento è sintonizzato sulla Confederation Cup.
Tutto il mondo guarda il SudAfrica, il resto quello a Nord, non guarda, ma muore di fame.
Allora dico, penso, immagino: ma ha senso parlarne?

Stasera è sabato sera, sarò e saremo sempre gli stessi.
Indosserò la solita camicia, il solito jeans, le solite scarpe.
Brinderò con gli amici di sempre, con lo champagne di sempre.

Parleremo dei soliti argomenti: calcio-mercato, figa, lavoro precario, puttanaio mediatico.
Ed ancora penso: avrebbe senso parlarne?
Avrebbe senso confrontare i numeri di Kakà e Ronaldo con quelli del World's Hungry?

Siamo veramente solo capaci di lavorare, mangiare, scopare e dormire? Siamo soli.

Lavoriamo, mangiamo, scopiamo e dormiamo solo per noi stessi.
Abbiamo figli che ci imiteranno, e ce ne vanteremo.
Questa è l'unica verità.

Appoggiamo battaglie sociali, crediamo in ideali opposti, socializziamo quando c'è da socializzare e siamo solidali quando c'è da solidarizzare.
Ignoriamo tutti di avere il DNA di Bill Gates.

Parliamo di crisi economica, critichiamo il Pil, abbiamo voglia di riforme, giustizia sociale, combattiamo la disoccupazione, la mafia e le clientele politiche.

Io tutto sommato stasera non avrò dubbi: Champagne per tutti!
E speriamo che stanotte l'alcool faccia effetto.

Al resto ci penseranno gli amici.
Anche se è inutile.
Lo so.


venerdì 19 giugno 2009

A' MALAFEMMENA


"Pascalone era il mio principe azzurro e io volevo che si facesse giustizia, ma la giustizia voleva prove, prove, prove", dichiarò più tardi.

Il 4 agosto del 1955 Pupetta Maresca aveva 20 anni, ed affrontò in via Novara Tatonn e Pumiglian, il mandante dell'omicidio del marito Pascalon e Nola.

Pupetta gli scaricò addosso il caricatore della pistola, ma la sete di vendetta era tanto forte che afferrò anche l'arma del fratello e continuò a sparare sul camorrista.

Pupetta era incinta di 6 mesi e quel giorno era accompagnata dal fratello Ciro e dall'autista Nicola, ma aveva troppa sete di giustizia.
Ed allora afferrò la pistola e sparò, sparò, sparò.

Una donna incinta di sei mesi che uccide un uomo.
Una potenziale generatrice di vita, che potenzialmente genera anche morte.
Non basterebbero questa ed altre diecimila metafore per descrivere Pupetta Maresca.

Pupetta credeva nell'ammore e non aveva paura.
Minacciò perfino Raffaele Cutolo, boss della NCO, e rivale del suo nuovo amante Umberto Ammaturo: “Deve lasciar stare me e i miei e sappia che se non lo fa sarò capace di sterminargli tutta la famiglia, compresi i bambini nella culla”, dichiarò Pupetta.

Don Raffaele non ebbe nulla da rispondere a "chella femmena" così la definì.
Oggi chella femmena, Pupetta Maresca, ha 74 anni e vive in costiera sorrentina.

Ho deciso di ricordare la storia di Pupetta Maresca, una delle prime donne di Camorra, perchè mi è venuta in mente oggi leggendo la cronaca nera, che ha per l'ennesima volta come protagoniste delle DONNE.

Tre donne sono state accoltellate da due donne, che hanno tentato di rapinarle in Via Nuova Poggioreale. Una situazione al limite dell'inimmaginabile: una donna che esce di casa con un coltello, che rapina, che accoltella. Una donna che ha intenzione di fare male.

Questa notizia, devo dire la verità, oggi mi ha fatto un certo effetto.
Prima che alla moglie, alla fidanzata, o alla sorella, quando si pensa ad una donna è inevitabile pensare alla propria madre: all'infanzia, alle coccole, alle ramanzine ricevute.

Mi viene logico di pensare che tipo di infanzia hanno potuto vivere queste donne: fanno sempre di più le cose degli uomini, spacciano droga come gli uomini, si accoltellano come gli uomini.

Guardate queste foto: sono 6 donne arrestate, 6 usuraie, che davano "e' sord co'nteress" come si dice a Napoli, prestavano soldi con tassi d'interesse fino al 20%.

Fanno le guappe, le dure, le malavitose, ma sono le vere vittime dei Casalesi, dei Di Lauro, degli Scissionisti, dei Sarno, dei Mariano.

Oramai queste donne non sono tenute nemmeno più fuori dagli affari "degli uomini".

E se vedremo sempre più donne arrestate, che spacciano droga, che riciclano denaro sporco, se vedremo sempre più donne che fanno gli uomini, mi domando proprio come ma soprattutto chi dovrà crescere i figli di questa Terra che già è stata troppo violentata da troppi Uomini.



Un Mondo dove ogni giorno invece di nascere una Mamma,
muore una Donna.

(Vota su OkNo!)

sabato 13 giugno 2009

QUANDO SILVIO INTERCETTO' LA GIUSTIZIA


Il giudice Pierfrancesco De Angelis alcuni giorni dopo aver archiviato il procedimento Saccà-Berlusconi, decise di far distruggere materialmente tutte le intercettazioni, alla distruzione del materiale seguì un'ordinanza: ''Tutte le intercettazioni di cui si chiede la distruzione, sono palesemente non necessarie ai fini del presente procedimento; deve conseguentemente ordinarsene la distruzione a tutela della riservatezza dei soggetti coinvolti. Pertanto il motivo che ha condotto all'archiviazione esclude in radice ogni rilevanza penale alle intercettazioni, in quanto non consente neanche di ipotizzare un'eventuale riapertura delle indagini. Ordina di conseguenza la distruzione dei verbali (brogliacci) e intercettazioni relative al presente procedimento''.

Il Giudice prima ha archiviato, poi ha distrutto le intercettazioni.

Cioè Berlusconi e Saccà prima sono risultati impuniti, poi è stato distrutto il materiale che sarebbe servito a dimostrare la loro colpevolezza.

Se a Berlusconi fosse servito solo avere giustizia per dimostrare l'inutilità delle intercettazioni, se gli fosse servita solo l'ultima parola del Giudice per cui è risultato innocente, questa sentenza gli sarebbe bastata per dimostrarlo, anzi l'avrebbe sbandierata a destra e a manca, nè avrebbe parlato più spesso, se ne sarebbe addirittura vantato:

"Le intercettazioni su di me sono inutili e superflue, io sono innocente, quindi ho ragione", avrebbe potuto dire.

Ma quello che a lui proprio non interessa è proprio questo: non si vanta della sua innocenza, perchè non vuole più parlare di quella maledetta telefonata, ed il messaggio e l'ordine per i suoi scagnozzi è proprio questo, NON PARLARNE.

E' molto importante analizzare la faccenda dell'archiviazione di questo procedimento, per poi capire come e perchè poi si è ripercossa nel ddl di questi giorni.

Allora, ripetiamo: Berlusconi viene intercettato, ma viene dichiarato innocente.

Niente squilli di tromba, nè caroselli televisivi trionfali, l'innocenza dell' imperatore non viene commentata più di tanto nè dalla stampa (che oramai ha paura perfino di associare la parola "Berlusconi" a quella Saccà) nè da colleghi politici e politologi (meglio dimenticare, Ricordare significherebbe Riparlarne).

Poi il Giudice decide di distruggere le intercettazioni, a tutela della riservatezza dei soggetti coinvolti, ed è qui che commette il fallo.

Ed è qui che nasce l'esigenza del Ddl che è stato approvato nei giorni scorsi.

Il Giudice De Angelis, in teoria ha distrutto il materiale ma in pratica non ha distrutto un bel niente, e non ha tutelato la riservatezza di nessuno: putroppo per Silvio non siamo nè nell'età della Pietra, che bastava cancellare i graffiti sotto le caverne per cancellare le varie testimonianze di vita, nè siamo nel secolo scorso, dove forse bastava strappare un pezzo di carta, per cancellare qualcosa di scomodo, o di presumibilmente non vero.

Il Giudice (e questo Silvio lo sa bene) non avrebbe mai potuto distruggere questo video o quest'altro, o ancora quest'altro.

Un giudice ti può dichiarare innocente, ma non può cancellare una VERITA'.

Per fortuna nè Berlusconi, nè qualsiasi Giudice dell'intero Pianeta, ha ancora il potere di chiudere YouTube e contemporaneamente tutti i siti e i blog che quel giorno hanno pubblicato quella famosa telefonata: ciò equivalerebbe a cancellare un fatto oggettivamente vero, reale, incontestabile, e cioè che Berlusconi in una telefonata sta raccomandando delle ragazze al presidente di Rai Fiction, una in particolare perchè ha bisogno della maggioranza al Senato... E' la sua voce che lo dichiara, non sono io a dirlo, nè a pensarlo, basta ascoltarlo.

La vera spada di Damocle che pesa sulla sua testa, e cioè la Verità, quella dei fatti, quella dei cittadini obiettivi che grazie ad Internet hanno la facoltà e la possibilità di potersi fare una propria idea su una faccenda, senza nè filtri nè pregiudizi, Berlusconi la conosce benissimo.

Quando Berlusconi dichiarò: " Io continuo a telefonare normalmente, il giorno che venisse fuori una mia telefonata di un certo tipo, me ne andrei in un altro Paese, scapperei via", avrebbe tranquillamente potuto dichiarare "Sono innocente, nè ho le prove, qualsiasi Giudice mi darà ragione, potete intercettarmi quanto volete": non avrebbe avuto senso il Disegno di Legge di questi giorni, non avrebbe potuto sbandierarlo ed appoggiarlo, non averebbe potuto manifestare così palesemente la sua voglia di fare i cazzi suoi, senza ulteriori rotture di maroni.

Cioè quando dichiarò di lasciare il Paese se fosse stato intercettato, avrebbe potuto tranquillamente manifestare la sua innocenza, parlare di Toghe Merda come ha sempre fatto: forse in quella occasione, più di tante altre, Berlusconi cominciò ad essere sfiorato dal venticello di giustizia e verità che si è poi trasformato in un tifone, come il potere di Internet e della Rete si è poi trasformato in un Nemico.

Berlusconi allora fa un esperimento, prova a sfidare la Rete: il miglior modo per dimostrare di aver ragione non è dimostrare di aver ragione, ma dimostrare che chi ti diffama ed offende, lo fa perchè è di Sinistra, perchè è un nemico che ha pregiudizi, e lo fa perchè soprattutto ha dei ritorni elettorali.

Obiettivo principale è dimostrare che Repubblica.it, primo sito a pubblicare le intercettazioni, è fazioso, è cattivo e soprattutto di Sinistra.

Allora pianifica la prossima trappola: NOEMI LETIZIA.

Prima delle elezioni per le Provinciali e per il Parlamento Europeo si reca ad una festa di diciotto anni: Repubblica crede di aver fatto lo scoop del secolo, crede di averlo beccato per l'ennesima volta in flagranza di baggianata , ma grazie ad un'abile operazione socio-mediatica purtroppo si confermerà la solita "diffamazione pre-elettorale"...

"Panorama", rivista settimanale della Mondadori, ha un sito online. E' completamente gratuito come Repubblica.it. "Chi", altra rivista settimanale sempre della Mondadori, e quindi di Marina Berlusconi, non ha un sito online. Si affida a Chi, e non a Panorama.

Berlusconi alla festa di Noemi si porta appresso il fotografo di Chi, di una sua rivista cartacea.

Inizia un tormentone web.
Nasce l'instant-blog Brinda con Papi, con il vento in poppa della presunte foto ritoccate.

Lo scoop nasce su Repubblica.it, nasce ancora una volta dalla Rete, ma dove muore?

Su Chi, su un suo giornale, a pagamento, che dimostra che Berlusconi non ha assolutamente nulla da nascondere, non frequenta minorenni, ed è tutto alla luce del Sole.

La verità è su Chi, su un Giornale, non è Internet.

Le prime dichiarazioni che Berlusconi farà, in merito alla faccenda della moglie, già inviperita per la questione veline alle Europee, è: "Veronica ha creduto alla Sinistra".

Berlusconi aveva fatto i conti senza l'Oste: la moglie gliel'ha ricombinata in piena campagna elettorale, ma non dichiara "Veronica racconta balle e crede a Repubblica", dichiara "Ha creduto alla Sinistra".

Se Veronica avesse avuto un pò di pazienza, avrebbe avuto la possibilità di vedere le foto su Chi, che avrebbero scagionato, senza fare una grinza, il premier dalle accuse di frequenta-minorenni notturno.

Per questo i veri nemici ora sono i giornalisti, che non combattono più ad armi pari, con carta e penna, ma con mouse e tastiere: i reali destinatari del Ddl sulle intercettazioni non sono i pm che intercettano, sono i cronisti che pubblicano le intercettazioni.

Dei primi già se n'è occupato con il Lodo Alfano, ora bisognava dare il colpo di grazia alla stampa.Chi pubblicherà il contenuto di intercettazioni per le quali è stata ordinata la distruzione sarà punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni; gli editori dei giornali che violeranno il divieto di pubblicazione saranno puniti con multe fino a 465mila euro.

Il messaggio del 28 maggio è la dichiarazione palese del suo progetto:
Pm, delinquenti e giornalisti: i tre Mali.

Ai primi ci ha pensato Alfano, ai secondi la Polizia, dei terzi se ne occupa lui personalmente.
Ed il Bavaglio è Servito.


giovedì 11 giugno 2009

LETTERA DI UN ELETTORE MAI NATO

Non ricordo quel 9 dicembre che umore avessi.
Non ricordo nè cosa mangiai, nè com'era il tempo.
Ricordo solo che quando scrissi
questa lettera era quasi sera.
Era di martedi, forse uno di quei bastardi martedi gelidi di inverno:
Ricordi che non ho mai avuto sputarono queste parole.
Oggi sono passati 2
5 anni dalla sua morte,
rileggere questa lettera
mi fa sempre un certo effetto,
e mai come oggi, mi sembra giusto riproporle.

LETTERA DI UN ELETTORE MAI NATO

Caro Enrico,
Ti chiedo solo alcuni minuti, ti prego di non cestinare questa mia lettera.
Ti dico subito che sono nato poco dopo che tu sei morto.
Non ci conosciamo di persona ma la tua voce e le tue idee
si respirano ancora tra i cementi, i calcinacci e le impalcature,
ma soprattutto si respirano ancora tra le bandiere rosse,
ora ingiallite, che sventolavano di gioia quando tu gridavi.

Caro Enrico,
questa non è la classica lettera per ricordare qualche anniversario,
il 9 dicembre nè sei nato, nè sei morto.
E non è successo nemmeno qualcosa di importante oggi.

Caro Enrico,
ti posso conoscere solo grazie a YouTube,
grazie ad un comizio a
Padova in Piazza dei Frutti del 7 giugno 1984,
quando urlavi da un palco di velluto rosso che non è possibile in Italia
salvaguardare le istituzioni democratiche escludendo il partito comunista, che rappresentava 1/3 dell'elettorato del Paese.


Caro Enrico,
ti scrivo perchè per caso, digitando "questione morale" su Google,
sono venuto a conoscenza di una tua intervista per il quotidiano La Repubblica;
27 anni fa già dicevi che i partiti erano macchine di potere e di clientela
e la cosa più grave di questa tua intervista drammaticamente attuale
è che io oggi riesco a conoscerla solo
grazie al sito del PD network


"Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti."
"Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa.
Noi comunisti abbiamo sessant'anni di storia alle spalle
e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio.
In galera con gli operai ci siamo stati noi;
sui monti con i partigiani ci siamo stati noi;
nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi;
con le donne, con il proletariato emarginato,
con i giovani ci siamo stati noi;
alla direzione di certi comuni, di certe regioni,
amministrate con onestà, ci siamo stati noi.

Ed ora ti prego, NON PIANGERE
perchè mi dispiace dirtelo,
ma oggi ci sarebbe da elencare tutt'altro

A lottare ed a vincere la fame
a Cayo Paloma con Luxuria ci siamo stati noi...
A metterci in posa per
la rubrica Cafonal su Dagospia ci siamo stati noi...


Si ma oggi queste cose le fanno tutti. Ti risponderebbero loro.
Ed ora ti prego, NON PIANGERE.

Perchè oggi ci sono stati altri
cinque morti sul lavoro.
Uno di questi all'acciaierie Dalmine, schiacciato da un braccio meccanico.
Aveva un contratto rigorosamente a tempo determinato.
Era un ventenne. Proprio come me.

Ed ora ti prego, NON PIANGERE.
Perchè a salutarlo, CI SARETE SOLO VOI.


(Vota su OkNo!)

martedì 9 giugno 2009

COMPLIMENTI, HAI FATTO UN FIGURONE

CNN, 25 maggio 2009
(da solo)






Milano, 4 giugno 2009
(con Bossi e Podestà)




“Queste tre le porterò con me in campagna elettorale e dirò: ‘Voi siete veline?’. Poi le lascerò parlare e questo sarà lo schema di ogni comizio e faremo un Figurone”.



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